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Tu in che corpo stai?

Il body-shaming è sulla bocca di tutti in questi giorni.
Dalla didascalia sugli shorts di IoDonna alla foto di Dani Mathers, è un continuo mettere sotto la lente di ingrandimento il peso altrui.
Questo fenomeno è sulla cresta dell’onda del momento ma quest’onda finirà presto e non per chi subisce continue critiche ogni giorno.
Davvero, ogni fottuto giorno.

Io sono stata vittima di body-shaming / bullismo / stronzaggine acuta (scegliete voi!) dall’età di 6 anni fino ai 29. E i 29 li ho compiuti all’inizio di questo mese.
Sono sempre stata robusta, spesso tra le più alte della classe o della compagnia. Mai negato che mi piacesse mangiare, sono una fan sfegatata del salato più che del dolce ma non ho mai detto di no al tiramisù.
Ho sempre legato più con i maschi che con le femmine: sono cresciuta in una vita dove ero l’unica bambina ed ero sempre protetta dai più grandi. Questo alle bambine poco piaceva, ero già considerata una poco di buono a 9 anni.
I kg aumentano, insieme alla frustrazione di chi poco li accettava.
In principio era mia madre e parenti vari, poi sono arrivate anche persone che aprivano troppo spesso la bocca a caso.

A 16 anni riesco a stabilizzarmi in un peso un po’ più decente, ma pur sempre troppo abbondante per quello che andava di moda allora. I jeans da skater sono stati la mia salvezza.

Avete mai provato quella sensazione di essere prese per il culo dalla mattina quando esci di casa fino a quando rientri la sera? Io si. Perennemente, quasi tutti i giorni.
Chiamiamola fobia o fissazione, ma quando sei continuamente sotto osservazioni quasi sempre inappropriate, impari anche a valutare un semplice sguardo.

Sull’altro sesso poi, un velo pietoso non è sufficiente ma occorrerebbe uno stendipanni intero.
Sai che vergogna piacere alla ragazzina più grassa? Ero da evitare come la peste e l’etichetta di “eterna amica” era peggio della Lettera Scarlatta sul petto.
L’unico in grado di accettarmi totalmente è stato il Brigadiere, quando avevo 19 anni
Non ero da nascondere, non ero da tener lontana.

Ingrasso ancora, la vita da (ex) universitaria mi aveva fatto aumentare notevolemente di peso. Io e il Brigadiere abbiamo anche la passione in comune per la buona cucina e per le cene in compagnia, quindi eravamo a cavallo.
Il mio corpo però regge, ci sta e convive con il mio stile di vita.
Mi muovo sempre a piedi o in bici, non ho mai avuto problemi alle gambe e mi andava bene così.
Non mi sono messa a dieta nemmeno per il mio matrimonio. Era il MIO giorno (o meglio, anche di mio marito!) e la sposa ero IO. Potevano dire tutto quello che volevano, io non sarei mai cambiata per quella festa.
Non ero sicuramente una sposa da Vogue, ma almeno quel giorno volevo risparmiarmi quelle paranoie che già mi accompagnano tutte le mattine quando mi trovo davanti all’armadio.

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Fotografie di Francesco Bonarrigo Fotografo

Queste sono le uniche foto che ho a figura intera. In casa lo specchio si ferma appena sotto le spalle.

A distanza di due anni da allora, qualcosa comincia a non quadrare.

Esami del sangue e visite varie dopo, scopro un forte ipotiroidismo (o Sindrome di Hashimoto) che compromette il mio voler diventare mamma.
Qui allora la scelta è drastica e si ricorre alle medicine, alla dieta e alla ginnastica.
Però ci sta perchè è una scelta mia.
E’ una scelta dettata da un mio desiderio e da un mio bisogno, non dai commenti stronzi della gente. Non sono mai voluta cambiare perchè il mio didietro era troppo abbondante per lo standard della società.

Sti cazzi.

In qualsiasi corpo siate,

non cedete all’odio.

 

Noi persone in carne siamo sempre etichettate come fallite ma chi critica non sa cosa c’è dietro, che possa essere una disfunzione o perchè semplicemente stiamo bene così.
Mi piacerebbe sicuramente avere quella disinvoltura che trovo in persone come Tess Holliday o altre modelle curvy che seguo su Instagram, ma sono stata abituata a coprirmi fino al collo perchè non andavo bene.
Lo ripeto, ero da nascondere.
Tuttora non ho un vestito scollato oppure rimedio con una canotta sotto.
Il Brigadiere spesso mi dice che mi faccio troppi problemi e ha ragione.

Non è un fatto di promuovere uno stile di vita sbagliato o cosa, è che semplicemente occorre imparare a farsi i fatti propri.
Ho perso il conto di quante persone in negozio mi dicono che devono sistemare dei vestiti e mi prendono sempre come riferimento:
“Ah, 5 cm per lato, non come il vestito che ha Lei indosso!”
“Ah, guardi lei ma sicuramente non ho la Sua taglia!”
“Un po’ abbondante ma meno del Suo girovita!”.

Ma sapete quanto possano far male dopo un po’ tutte ste cazzo di frecciatine?
Se Madre Natura è stata davvero così clemente con voi, esiste una parte di mondo che i vostri canoni di bellezza se li deve sudare per una vita intera.

Alla fine di tutto, un consiglio: continuiamo a voler un mondo senza restrizioni, senza obblighi e senza discriminazioni sul fatto di bellezza e di corpi.

Allora termini come cicciona, racchia, cesso, grassa, bomba, brutta, vacca, Titanic, cassapanca, armadio, scrofa (e ho censurato quelli più cattivi che mi sono stati detti), evitiamoli.
Sia nella vita di tutti i giorni ma soprattutto sui social, perchè di leoni da tastiera ne è pieno il mondo ma spesso le parole fanno decisamente più male di un pugno sulla faccia.
E provare dei pugni e dei dolori atroci sulla pelle tutti i giorni non è da poco e nessuno se li merita.
Ma per davvero.

Ah, un’ultima cosa: ai kg di troppo c’è soluzione. Alle teste di cazzo no.

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2 risposte a "Tu in che corpo stai?"

  1. Quanto mi piaci…. la gente è stronza, o cattiva, o semplicemente ignorante……
    Ma questo non aiuta certo a rendere meno pesanti i commenti e le occhiatine e le risatine…. Mi dispiace per quello che hai dovuto sopportare per tutta la vita…. Basterebbe solo un po’ di empatia.
    Un abbraccio

    Mi piace

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