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2016. Diario di bordo.

E’ arrivato il tempo dei bilanci.
Un 2016 iniziato in sordina, con i classici quesiti e i classici grattacapo che mi aspettano a fine mese. E’ stato un anno di viaggi, di crescita, di sogni e di perdite. Un anno stracolmo di sorrisi ma anche di lacrime amare, di ginocchia sbucciate e di grandi risalite.

Il 2016 si apre con la nascita di mia nipote Giulia, un’emozione indescrivibile e senza paragone. 

Una Pasqua festeggiata al mare, l’elemento che mi fa sentir meglio dopo l’amore di mio marito. Ad aprile arriva anche l’idea del mio blog, con un titolo azzeccato e mirato: Storie di una Merciaia.
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A Maggio associo due esperienze meravigliose.
La prima è la mia prima (perdonatemi il doppio uso!) installazione di urban knitting nel mio paese, Manerbio (BS). Il nome Minervium Circle arriva proprio dal nome antico del luogo e dal cerchio, che in passato fu una fontana.
L’entusiasmo con il quale i miei concittadini  hanno accolto questa mia idea, cucita alle sei del mattino senza dir nulla a nessuno, è stato davvero meraviglioso. Non ricordo che fine ha fatto l’originale, ma finire sul giornale locale mi ha reso molto fiera, soprattutto per il contributo di mia madre e del Brigadiere.

 


La seconda esperienza sono i 5 giorni a Londra con Renata, nel nostro primo viaggio da mamma-figlia.
Un tour di mercerie, mercatini e di yarn shop, alla ricerca di nuovi stimoli e di ispirazioni, di approcci diversi e di fantastiche signore con i cani sul divano e una collezione di gin e vodka da lasciarti a bocca aperta! Non solo però negozi, ma quartieri, sapori, odori, emozioni.
Siamo tornate da questa esperienza con un sacco di cose da fare, con scontri di pensieri e di organizzazione. Siamo tornate più “grandi”, più concentrare sul mestiere. Dovevamo semplicemente smettere di piangere ma gioire di tutto quello che abbiamo creato, rompendo spesso gli schemi di un lavoro “antico come il cucco” (no, non QUEL lavoro!).

Dopo due settimane, riparto.
Questa volta volo a New York per la luna di miele in ritardo di due anni, con una minigita a Washington D.C.
Progettata per due che avevano un budget davvero limitatissimo ma con uno spirito immenso, custodito in un appartamentino a Bedford-Stuyvesant.
Si, tutte le guide non consigliano di soggiornare qui, qualche isolato più in là ci fu una sparatoria alcuni giorni dopo il nostro arrivo ma se hai la testa sulle spalle e soprattutto se ti fai gli affari tuoi, è tutto ok.
Tornerei lì all’istante. Mi manca addirittura la musica di Notorius B.I.G. alle tre di notte per strada!
Potrei raccontare tutto quello che ho fatto ma non riuscirei mai a rendere l’idea di questa esperienza. Come 5 anni fa ad Harlem, abbiamo vissuto la Big City con tazze di caffè americano, borsine di carta per le spese e km macinati a piedi.

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Quello che avevo lasciato a casa me lo sono ritrovato dopo 24 ore di viaggio, dove sono stata sveglia come un grillo.
Il 18 giugno ho organizzato la prima edizione della Giornata Mondiale del Lavoro a Maglia fatto in Pubblico presso il piazzolo di fronte alla bottega. Posso dire che ero terrorizzata? Per quanto l’idea fosse elettrizzante, non sapevo quanta gente avrebbe partecipato. Ma la stanchezza è sparita quando la tavolata ha preso forma e le chiacchiere si sono trasformate in grandi risate! Quanto vorrei tornare indietro e rivivere quel giorno!

Arriva così l’estate e per noi merciaie è decisamente il momento più calmo dell’anno
I gomitoli di lana ti osservano come per dire “E ora, che famo?” e si cercano sempre spunti per tirare avanti durante le giornate di caldo torrido.
Per puro caso, mi imbatto nell’annuncio di Hobby Show della prima fiera della creatività bresciana. Ok, tieni la mente a bada, non partire per la tangente.
Troppo tardi.
Chiamo Renata che si trova a 1000 km dalla bottega e le spiego il piano, la planimetria, le idee, il progetto intero.
Qualche giorno dopo, esattamente il giorno del mio compleanno, mi regalo il mio primo stand fieristico.
Sono passata da visitatrice ad espositore ed è stato il salto di carriera più incredibile.
I mesi che passano da luglio a novembre sembrano parecchi ma la mole di lavoro era immensa. A settembre poi la mente si offuscò così tanto che non vedevo più nulla.

Ripenso a quella giornata quasi tutti i giorni.
17 settembre.
In negozio Renata mi chiamò e mi disse che mio nonno stava per tornare a casa dall’ospedale. L’unico pensiero fu che aveva affrontato anche questo e che era la grande roccia che avevo sempre ammirato.
Arrivai a casa, il tempo di pranzare e mandai un messaggio all’una per dire a mia mamma che avrei aperto più tardi perchè non vedevo l’ora di salutarlo. Poco dopo mi richiamò e mi disse che, contro ogni aspettativa, lui smise di respirare.
Non ero riuscita a salutarlo. Se ne andò senza aspettarmi e questo rimase un chiodo fisso nella mia mente per settimane. Non avevo mai visto una persona senza vita, ho affrontato il primo lutto di una persona a me cara a quasi 30 anni, convinta di essere matura abbastanza per superarla. Nessuno però mi disse della sensazione di vuoto che mi accompagnò da allora. Rimasi al suo fianco come avevo sempre fatto, per quei tre giorni che sembravano interminabili. Mi manca qualsiasi cosa di lui, che era accanto a me da quando ci siamo trasferiti qui da Milano. Era l’uomo in fondo al corridoio all’asilo, era l’uomo che leggeva il giornale nella merceria di mia nonna, l’uomo che fischiettava e mi chiedeva di cantare perchè era così orgoglioso di me ad ogni saggio.
Gli raccontai tutto di me ma l’unica cosa che non fui in grado di dirgli è che avevo smesso di cantare. Troppi impegni e poca concentrazione.
Da quando lui non c’è più, ci sono state diverse occasioni che mi hanno riportata dietro ad un microfono e sono sempre convinta che ci sia la sua mano. Fino alla proposta di pochi giorni fa di entrare in un coro gospel, un sogno che avevo da bambina in un cassetto che straripava di ambizioni. Ci ho pensato, ho accantonato l’idea come accantonai la mia presenza nel gruppo con cui suonavo, ma quell’uomo torno in negozio invitandomi ad un loro concerto. Non ho una fede particolare, non dico di non credere ma non ho mai semplicemente approfondito la cosa. Ma il canto è una di quelle cose che mi ha sempre fatto star bene sin da bambina ed è l’unica cosa, secondo me, che può arrivare dove sta mio nonno.

Comunque, nonostante il cuore a pezzi, non potevo fermarmi. Ero salita su un treno ad alta velocità e non potevo, o semplicemente non volevo, scendere. Lui lo sapeva, era ed è sempre con me.
Qualche giorno dopo inaugurai lo shop online (qui l’articolo). Fu un lavoro lungo, fatto di fotografie, di descrizioni, di giacenze ragionate. Un servizio gestito da sola, insieme alla bottega, che cominciò a decollare pian pianino.

LA FIERA.

Pensavo a millemila idee natalizie, all’esposizione, alle dimostrazioni ed era tutto un casino. Ho un sviluppatissimo senso di competizione (sana, non stronza) e non potevo permettere ad altri di scavalcarmi. Dovevo affrontare espositori che macinano fiere di settore ogni anno. Davide contro Golia.
Non mi andava però di imitare altre realtà e il mio ingresso in questo mondo doveva essere fatto semplicemente con una presentazione del mio mondo.
Così decisi di semplificare il tutto portando una fotografia, un biglietto da visita di cosa è OHLALA!. Ho esposto le lane, i tessuti, i nastri, gli accessori come si trovano anche in bottega. Ho concentrato 45mq in un quattro per quattro.
Fu un successo inaspettato, non ebbi quasi mai tempo di respirare e incontrai così tanta gente da non ricordare quasi nessuna faccia. In qualche occasione mi dissero “Ti seguo su Instagram!” e io mi feci mille paranoie su cosa si aspettavano di trovare dal vivo, se ciò che pubblico sui social effettivamente riflette cosa vivo ogni giorno.
Fu una settimana in cui non riuscivo a capire il mio stato d’animo. Fu una corsa infinita sulle montagne russe, dove l’euforia lasciava spazio alle lacrime per poi tornare prepotentemente. Incredibilmente fiera soprattutto del mio team, dei miei genitori, della mia amica/sorella e di mio marito.

Dicembre è stato poi il top, con una collaborazione che mi ha portata fuori dalla mia ridente città fino a Milano. Esser stata sponsor con le mie lane del Natale Fatto a Mano di A Little Market è stato meraviglioso perchè ho finalmente conosciuto chi seguivo sui social, con l’acquisto di una sublime spilla di Insunsit! Un enorme grazie va a Clara e al team regionale!
Questo 2016 mi ha dato tanto e mi ha tolto altrettanto. Tra le altre cose ho firmato con il Brigadiere un mutuo trentennale e ho cominciato a prendermi cura dell’idea di diventare mamma. Su carta ho già messo le idee per il 2017, che deve essere assolutamente l’anno di svolta, di un ulteriore salto e soprattutto di indipendenza.
Guardo indietro e non mi pento di nulla, penso a quanto sono riuscita a costruire e a fare. Sono molto fiera, nonostante io sia di carattere decisamente dura con me stessa.
Guardo indietro e trovo i sogni in cui mio nonno torna da me, soprattutto l’ultimo.

“Nonno, mi manchi.”
“Mi manchi anche tu.”

 

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Una risposta a "2016. Diario di bordo."

  1. Ciao, ti ho conosciuta da poco (tramite vivereapiedinudi) e leggendo questo post mi hai fatto emozionare e commuovere e mi sembri davvero una bella persona…..
    L’idea della “Giornata Mondiale del Lavoro a Maglia fatto in Pubblico” mi piace tantissimo, anche perchè mi ricorda tanto “una mamma per amica” 😛
    Ti auguro tanta fortuna per tutti i tuoi sogni e per la carovana (per la quale ho dato il mio seppur piccolo contributo) 🙂

    Mi piace

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