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#incontralamiamerceria

Prima di partire, voglio fare una netta premessa: tutto quello che è scritto in questo post non è una critica, nemmeno un giudizio e men che meno un tentativo becero di far impennare le mie vendite.
E’ tutto frutto di una riflessione e di una condivisione di un punto di vista diverso.
Insomma, il mondo visto da dietro il mio bancone.
Sentitevi sempre libere di fare e disfare quello che vi pare, di andare ovunque desiderate, ma in fondo qui racconto le mie storie!

Avete letto?
AVETE LETTO BENE?
Ok.

In tre anni di carriera ufficiale, ho visto passare davvero un sacco di gente (per mia fortuna). In media nella mia merceria passano dalle 40 alle 50 persone ogni giorno e naturalmente non tutti acquistano, come è (anche) giusto che sia. Spesso e volentieri si passa a dare un’occhiata, a darsi un’idea e per lo più attiro io con i miei vestiti strani e la mia risata chiassosa che si sente fino alla fine della via.
Con alcune di queste persone capita spesso di dialogare, soprattutto quando arriviamo al terzo step.
Il primo è la richiesta di un prodotto
Il secondo è la presentazione di articoli che possono avere attinenza con la richiesta.
Il terzo step è sempre quello che mi mette in agitazione. Il prezzo.
Qui parte l’attacco di panico, con occhi fuori dalle orbite, tachicardia e successivo rigetto di toccare nuovamente il gomitolo o il tessuto scelto.
E li io mi aspetto la fatidica frase, l’unica e inimitabile:

Ma su internet lo trovo a meno

E’ vero ed è un dato di fatto.
Credetemi che per ogni articolo nuovo ho cominciato a farmi una ricerca assurda sui prezzi disponibili online e a macinare ore sul computer.
Ma qui ci torniamo più tardi.

Da quando il mio shop online è stato aperto una settimana fa, ho ricevuto tante email e/o messaggi su info e particolari vari.
Vendite?  Zero.
Inutile che ci giriamo intorno a finti pacchi da spedire o frasi di circostanza come “Quanto mai non l’ho fatto prima!”.
In compenso, è un’ottima vetrina e mi permette comunque di far conoscere la mia realtà al di fuori del mio paesello in Pianura Padana. Le email e l’attenzione è comunque un frutto del lavoro fatto!
Sarò impopolare, ma preferisco i piccoli passi rispetto ad un uragano che prima o poi se ne andrà.
Ho cominciato a diffondere la mia idea di merceria, direi che il bilancio non è così drastico.
Non ho ancora guadagnato niente? Ne prendo atto e cerco di capire perchè.

mito2

Ritorniamo però al discorso di prima, ovvero il prezzo basso online.
Per me è diventato davvero un cruccio sta cosa, tant’è che prima di decidere un prezzo proporzionato ci metto almeno un’ora.
Perchè fondamentalmente la cosa mi demoralizza non poco.
Ognuno deve essere liberissimo di acquistare il materiale creativo dove meglio crede e dove meglio trova articoli adatti al proprio budget ma quando vengono in bottega a vedere e toccare le stoffe per poi comprarle all’estero davvero non è il top.
Ripeto, non è un fatto di vendite ma di persone, perchè ti fai un mazzo tanto a trovare i fornitori, fare magazzino e promuovere le novità per poi sentirti per lo più come un catalogo vivente.
Come me, penso la stragrande maggioranza delle merciaie in tutta Italia.

Può sembrare un auto-spot pubblicitario, ma ci sono di quei giorni che mi domando cosa continuo a diventar scema a fare. Una continua ricerca di materiali validi, di cerniere resistenti, di bottoni unici, di passamanerie particolari per poi essere semplicemente un passaggio per un acquisto fatto altrove.

In sostanza, quello che vi dico è che sono tempi duri per tutti, per le crafter ma anche per chi vi rifornisce. Quindi se avete una merceria nei dintorni, pure quella della signora Gina che a 80 anni ancora sistema le spolette, supportatela.
Supportate le mercerie genuine, quelle piene di storie ma anche di innovazione!
Allo shopping freddo e automatico, cercate quello vivo e fervido di una merciaia!
Che siano solo piccoli negozi di lana o mercerie grandi quanto un capannone, molte di noi hanno abbassato l’età media e  ne ho conosciute così tante piene di passione e di voglia di fare, ma spesso fermate dalla concorrenza con l’estero.
Dove potete, anche per un semplice bottone automatico o per un filo terminato, andate in merceria.

bottega9
Spesso mi sento dire quanto siamo rare, noi merciaie. Ma non siamo rare, siamo invisibili agli occhi. Siamo una presenza occulta!
Quando mi capita sui social di leggere discorsi su quanto sia importante supportare le crafter italiane, mi trovo concorde e nel mio piccolo cerco di fare la differenza ma poi analizzo la creazione e comincio a pensare come quella che sta dietro ad un bancone e dico:
Ma i tuoi materiali da dove arrivano?
Quanto supporto ad un altro lavoro di un’altra persona c’è nel tuo?

Non mi metto a fare discorsi patriottici o altro, ma davvero il mio intento è quello di farvi capire l’amore che spesso mettiamo nel nostro caos chiamato merceria!
Per questo ho pensato ad una cosa molto carina e un modo anche per fare “rete”, ovvero

#incontralamiamerceria

Su Instagram o su Facebook, fatemi conoscere la vostra merceria di fiducia, il vostro negozio di lana preferito o dove acquistate e/o fate stampare i tessuti e i nastri o tutto quello che vi pare. Raccontatemi la sua storia e il vostro rapporto!
Scrivete anche sul vostro blog, sulle vostre pagine, diffondete il verbo di ago e filo, insieme all’amore per le merciaie, che siamo una specie protetta quanto i panda per il WWF!!

Sei una merciaia come me? Benvenuta sorella!
Raccontami del tuo lavoro e delle tue disavventure, ma anche dei tuoi sogni e della tua grinta!

 

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